18 dicembre 2002  

IL LINGUAGGIO DELLA STORIA LOCALE   ATTRAVERSO LA MEMORIA DEGLI ANZIANI

I Sigg. Serafino Gino Zincone, Gerardo Vozza, Gigetto Fanelli, Benedetto Catallo, Fortunato Minicilli, Benedetta Cavallo, raccontano fatti vissuti e passati, usi e costumi dell’antica Casalvieri ai ragazzi delle Scuole.  Relazione conclusiva a cura dell’Assessore alla Cultura di Casalvieri e del Sindaco.

 

 

Silvio Zincone:”… improvviseremo perché daremo l’opportunità agli anziani di raccontare la vecchia Casalvieri, di quello che accadeva una volta, quello che si fa, in fondo, in qualsiasi occasione quando si sta insieme, raccontando ai nipoti…”

 

Il bombardamento di Casalvieri: si racconta che, durante la II guerra mondiale, caddero alcune bombe su Casalvieri e S. Onorio la protesse scansandole con le mani.

Ecco il racconto di uno dei presenti. Il bombardamento di Casalvieri non l’ho subito per un semplice motivo: insieme a Angelo Ianni e mio fratello il 28 dicembre ci recammo ad Arpino a piedi attraverso le Faete  per sostenere gli esami di riparazione che si dovevano fare a stettembre  ma che erano stati rinviati per la guerra, l’armistizio e in seguito al subbuglio che era successo per la resa degli italiani, l’occupazione tedesca. Tornando da Arpino, siamo arrivati   proprio ‘ncima aglie ciuocche da dove si vede tutta la valle. Ci siamo fermati per mangiare la merenda che portavamo che consisteva, e questo va bene pure ricordarlo, in pane di crusca, due fette di formaggio (chelle se truvava… le cace) e stavamo mangiando e a un certo punto vedemmo una squadriglia di aerei (le fortezze volanti qui passavano continuamente, andavano a bombardare Cassino o al nord, qua passavano dopo aver bombardato Atina, ma a Casalvieri non era mai accaduto) fecero un giro proprio sopra le nostre teste … vennero dalla parte di Cassino-Atina, girarono su Colle Fosse di sotto e in picchiata si buttarono su Casalvieri e si udivano i fischi delle bombe. Fischiavano le bombe ed a un certo punto cominciarono ad esplodere. A gridare spaventati, ma noi stavamo a chilometri, perché era una cosa terribile. Queste bombe scoppiavano una dopo l’altra in successione come se fosse una batteria a terra. Si cominciò a levare un fumo intenso che coprì tutto Casalvieri che non si vide più per via del fumo. Aspettammo un pò, circa dieci minuti. Intanto cominciammo a scendere. A un certo punto si diradò quel fumo e apparve Casalvieri intatta come era prima. Le bombe erano scoppiate tutte all’intorno. L’unica casa che colpirono era una casa abbandonata. Casalvieri restò intatta. Però restarono pure i ricordi perché quelle bombe non esplosero perché erano a scoppio ritardato. Una esplose dopo un paio di ore, un’altra  alla discesa dove sta la fontanella, rimase per terra come un grosso maiale e lì  è rimasta per anni. Dopo la guerra vennero i genieri che la disinnescarono e dissero che era pericolosissima. E noi ragazzi spesso stavamo a cavalcioni di questa bomba.

 

Il rapimento della sposa.

 

Non tutti facevano la dichiarazione d’amore. Nei tempi antichi c’era l’usanza di scappare se non addirittura di rapire la sposa. Il ratto era convenuto con la “vittima”, ma a volte avvenivano dei veri e propri rapimenti per ragioni d’amore. Una volta in una settimana erano scappate 5 ragazze, e il parroco

Don Manfredo fu rimproverato aspramente dal Vescovo. Un’altra volta, per rapire la figlia, l’innamorato con i suoi complici legò il padre che era andato a vendere la verdura ad Arpino. Inseguiti dai carabinieri, furono costretti a lasciare la preda. C’erano anche un certo Michele e Giovanni che lo facevano per mestiere. Se la donna era consenziente erano di modiche pretese, se invece non era d’accordo il prezzo era molto più alto. Una volta accadde che  due innamorati si fossero messi d’accordo per il ratto e la ragazza aspettasse davanti la chiesa di essere rapita, nel mentre parlava con le sue amiche che avrebbero testimoniato della cosa. Arrivò una macchina con degli uomini che presero la più carina del gruppo, ma anche quella sbagliata. Allora la ragazza che doveva essere rapita gli richiamò e disse: ”No, no, nun è essa, so i, so i !”.

 

E così raccontando i fatti di allora davanti ad un camino virtuale, il tempo scorre veloce.